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tutti gli individui.
In psicologia si parla spesso di anoressia e bulimia, si
portano avanti progetti nelle scuole, nelle aziende e nelle strutture sanitarie
per educare le persone ad una alimentazione sana ed equilibrata, cercando di
attenuare l’associazione ( che spesso si compie) tra stati emotivi e cibo. Infatti
in molte culture, e soprattutto in quella dei Paesi Occidentali, il cibo non è
un semplice mezzo per sfamarsi, ma è uno strumento attraverso cui veicoliamo
legami affettivi, sociali, premi e
punizioni. Pensiamo ai pranzi e alle
cene familiari, esse sono un momento nel quale le famiglie si riuniscono
intorno alla tavola per condividere, mentre mangiano, le esperienze della
propria vita; e così anche per i pranzi di lavoro, ricevimenti nuziali,
inaugurazioni di attività ecc... per non parlare di tutte le volte che ci
gratifichiamo o ci puniamo concedendoci o no il famoso cioccolatino!
Questo è l’aspetto emozionale sano del mangiare insieme; ma
quando sopraggiungono stati emotivi depressivi, legati a problemi di autostima
e autoefficacia, il cibo può divenire un mezzo attraverso il quale le persone
sfogano le proprie emozioni, desiderando quasi sparire dalla vista dei propri
cari o imponendosi alla loro attenzione, occupando fisicamente quello spazio
che emotivamente non si sentono di occupare. Ovviamente questo tema andrebbe
approfondito e analizzato più dettagliatamente, per evitare generalizzazioni, dal
momento che ogni storia ha le proprie caratteristiche uniche e irripetibili e
andrebbero studiate caso per caso. Oggi si vuole semplicemente dedicare una
giornata alla riflessione su questo tema, tanto complesso e tanto vicino ad
ognuno di noi.

brava
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