![]() |
| immagine protetta da Copyright |
Per chiarire alcuni punti su questo tema, ricorriamo a un po’
di letteratura in merito.
Alfred Adler, psicanalista del ‘900, ha studiato attentamente
la condizione
del primogenito e del figlio unico, aiutandoci a fare un po’ di chiarezza. Partiamo dalla definizione di “egocentrismo” e “egoismo”: secondo l’Autore, per “egocentrismo” si deve intendere la predisposizione a voler essere al centro dell’attenzione in ogni situazione e in ogni contesto; mentre col termine “egoismo” si definisce quell’inclinazione che include la tendenza a cercare un vantaggio personale, mosso da un amore esagerato verso sé e i propri desideri (anche a discapito degli altri); entrambe verrebbero usate dagli individui per superare o aggirare una situazione svantaggiosa o poco gratificante. Gli studi svolti alla fine degli anni ’70 da Toni Falbo affermano che non esiste nessuna linea diretta tra l’essere figlio unico e possedere tali caratteristiche: dalle sue ricerche, infatti, non si evidenzia questo dato e di conseguenza si può dire che il figlio unico è più o meno egoista e più o meno isolato come qualunque altra persona.
del primogenito e del figlio unico, aiutandoci a fare un po’ di chiarezza. Partiamo dalla definizione di “egocentrismo” e “egoismo”: secondo l’Autore, per “egocentrismo” si deve intendere la predisposizione a voler essere al centro dell’attenzione in ogni situazione e in ogni contesto; mentre col termine “egoismo” si definisce quell’inclinazione che include la tendenza a cercare un vantaggio personale, mosso da un amore esagerato verso sé e i propri desideri (anche a discapito degli altri); entrambe verrebbero usate dagli individui per superare o aggirare una situazione svantaggiosa o poco gratificante. Gli studi svolti alla fine degli anni ’70 da Toni Falbo affermano che non esiste nessuna linea diretta tra l’essere figlio unico e possedere tali caratteristiche: dalle sue ricerche, infatti, non si evidenzia questo dato e di conseguenza si può dire che il figlio unico è più o meno egoista e più o meno isolato come qualunque altra persona.
Osservando la vita dei figli unici possiamo dire che essa
presenta sia aspetti positivi sia aspetti negativi: crescendo all’interno di un
rapporto esclusivo con i genitori, questi bimbi ricevono molteplici cure e
attenzioni, possibilità di accesso e di scelta a più risorse sociali, sono
stimolati a raggiungere mete ambiziose sia in ambito privato (realizzazione
personale) sia in ambito lavorativo (realizzazione professionale). L’aspetto
positivo della vita da figlio unico è quello di avere intorno a sé due persone,
mamma e papà, che tifano costantemente per lui e che, con severità e dolcezza,
si adoperano affinché il loro figlio sia felice e appagato dalla vita. Per quanto
riguarda gli aspetti negativi possiamo dire che il primo pericolo è costituito
dal fatto che il figlio unico può crescere in un ambiente familiare
iperprotetto, che scarsamente favorisce le relazioni sociali fuori dall’ambiente
domestico (che invece costituiscono una risorsa preziosa per compensare l’assenza
di relazioni tra pari, di cui non possono godere in casa) e, più in generale, non
agevolano la scoperta del mondo. Inoltre questi bambini possono essere
coinvolti in un rapporto di costante dipendenza di approvazione, appoggio e
compiacenza verso i genitori, che li porterebbe a sacrificare desideri,
emozioni e scelte di vita che li differenzierebbero dal contesto familiare; infatti,
il legame che unisce i genitori e il figlio unico è molto forte e complesso e
tutte le parti coinvolte sanno, in modo più o meno consapevole, che ogni sforzo
compiuto da una parte o dall’altra è agito per mantenere un equilibrio di dare
e avere, sacrificare e beneficiare reciprocamente dalla loro relazione. Un’altra
insidia che si nasconde nella vita del figlio unico è rappresentata dal fatto
che egli vive in un contesto prettamente adulto, per cui il rischio di crescere
troppo in fretta e comportarsi “da grande” prima del tempo è alto.
In conclusione possiamo dire che crescere un figlio unico
comporta un impegno e una creatività specifica a tale struttura familiare, un
investimento di emozioni e aspettative che coinvolge tutte le parti in causa;
in tutto questo non possiamo dire cosa sia giusto o sbagliato, in quanto ogni
famiglia ha la sua storia e ogni individuo ha i propri bisogni, ma sicuramente
possiamo dire che crescere un figlio unico vuol dire costruire una relazione
affettiva forte, fatta di amore e accettazione delle proprie e altrui
caratteristiche, con momenti di lontananza e vicinanza, adeguamento e
opposizione, perciò la strada per raggiungere questo equilibrio può essere più
o meno lunga e travagliata, ma sarà comunque una bella avventura percorrerla
insieme.
riferimenti bibliografici:
Falbo Toni, I figli unici crescono infelici? in Psicologia Contemporanea 5, (1978) 27,15
Adler Alfred, Opere
riferimenti bibliografici:
Falbo Toni, I figli unici crescono infelici? in Psicologia Contemporanea 5, (1978) 27,15
Adler Alfred, Opere

Per me che ho una figlia unica in tutti i sensi ho trovato l'articolo molto interessante.
RispondiElimina