mercoledì 10 dicembre 2014

L’orologio sociale.

"La persistenza della memoria" - Salvador Dalì
Siamo in tanti a tenere sott'occhio il nostro orologio sociale o la rottura degli schemi tradizionali ci ha spinto ad accantonare questo concetto?
Il concetto di orologio sociale è stato formulato a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 da Bernice Neugarten per interpretare lo sviluppo sociale degli individui, partendo dalla constatazione che ogni cultura presenta specifiche e differenti aspettative sui traguardi che, in ogni diversa fase della vita, i suoi componenti si
prefiggono di raggiungere. Tali traguardi o aspettative sono così tanto desiderate e incentivate a livello sociale che la singola persona le interiorizza e le rende proprie, trasformandole in desideri e aspirazioni personali. Fare bilanci e confronti tra coetanei è un atteggiamento comune a qualunque età, così come lo è porsi domande del tipo “ Come sto procedendo? Ho 20-30-40-50… anni e….”. Nella nostra società il tempo di questo particolare orologio è scandito dal percorso scolastico per quanto riguarda l’infanzia e l’adolescenza, mentre nell’età adulta costituiscono un parametro la carriera lavorativa e la formazione di una famiglia. Dunque il concetto di orologio sociale ci aiuta a capire se i traguardi che scegliamo di raggiungere scaturiscono da desideri autentici (e per questo potremmo ritenerci soddisfatti di ciò che siamo) o dal desiderio di incarnare un modello di adulto socialmente integrato.

Ma alla luce dei nuovi stili di vita che possiamo osservare nel panorama sociale, riteniamo ancora importante seguire questo parametro o è stato accantonato, in quanto troppo stretto e riduttivo? Personalmente credo che la grande opportunità di oggi sia quella di potersi costruire il proprio orologio sociale, coniugando tradizione e modernità, per non sentirci imprigionati tra vecchi schemi, ma potendo comunque contare su un percorso ipotetico per non sentirci disorientati. 

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