martedì 9 dicembre 2014

Il mito della nascita perfetta e gli effetti delle disattese.

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Il parto e la nascita rappresentano gli atti conclusivi dell’intera gestazione, vissuti in tanti modi diversi quante sono le madri che partoriscono, in quanto ogni donna è diversa l’una dall’altra, ma che, in molti casi, presentano un filo conduttore comune, costituito dal mito sociale della nascita perfetta. Infatti, a differenza del passato, oggi il parto è un momento abbastanza sicuro, durante il quale un’intera equipe di medici e personale specializzato tiene l’intero processo sotto controllo; di conseguenza le aspettative legate a questo evento sono molto elevate, in quanto frutto di un complesso processo sociale: mentre i medici e il resto dell’equipe ospedaliera sono
impegnati affinché le varie fasi del parto si svolgano in tutta regolarità e senza complicazioni, le donne, spesso, affrontano il parto come un momento di sfida personale, un momento in cui si può trovare compiacimento per le scelte seguite o in merito alla forza del proprio carattere.
Ma se il parto non avviene così come la donna lo aveva programmato, e non rientra nelle sue esperienze positive, può diventare una fonte di forte disagio psicologico, a cui possono seguire vissuti ansiosi e depressivi, che potrebbero portare a un senso di fallimento o di inadeguatezza personale. Alla base di queste considerazioni troviamo un problema di controllo: perdere (o avere la sensazione di perdere) il controllo degli eventi e di non essere in grado di fronteggiarli attraverso strategie adeguate, destabilizza e spaventa; tra le neomamme è molto diffusa la convinzione di non essere state preparate in modo adeguato al parto come evento in sé, alla sua violenza e al dolore che comporta e ai suoi ritmi imprevedibili. Ed è proprio il dolore del travaglio che crea paura e angoscia, in quanto doverlo affrontare e sopportare per molto tempo mette alla prova la propria forza individuale, portando la donna ai suoi limiti estremi. Da un punto di vista psicologico il dolore del parto è visto come un elemento di trasformazione personale e di separazione dal bambino come parte di sé; abbandonarsi al dolore rappresenta il superamento dei propri limiti personali, attiva nuove risorse, potenzia la forza personale  attraverso l’esperienza del limite. Dunque il dolore è una componente sgradita del travaglio fisiologico, che può portare potenziamento e autoaffermazione o destabilizzazione e vissuti depressivi.
La linea che separa il mondo ideale da quello reale può essere, per la nascita così come per tanti altri momenti della vita, più o meno marcata a seconda delle persone e delle esperienze del momento; ciò che è importante è il fatto di non considerare questo confronto come un dato certo e permanente o come una sentenza che condizionerà da quel momento in avanti la vostra vita, ma come un’occasione di riflessione su come vi ponete di fronte ai cambiamenti della vita e quanto desiderate o pretendete da voi stessi (due prospettive molto diverse tra loro!).

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