![]() |
| immagine protetta da Copyright |
impegnati affinché le varie fasi del parto si svolgano in tutta regolarità e senza complicazioni, le donne, spesso, affrontano il parto come un momento di sfida personale, un momento in cui si può trovare compiacimento per le scelte seguite o in merito alla forza del proprio carattere.
Ma se il parto non avviene così come la donna lo aveva
programmato, e non rientra nelle sue esperienze positive, può diventare una
fonte di forte disagio psicologico, a cui possono seguire vissuti ansiosi e depressivi,
che potrebbero portare a un senso di fallimento o di inadeguatezza personale. Alla
base di queste considerazioni troviamo un problema di controllo: perdere (o
avere la sensazione di perdere) il controllo degli eventi e di non essere in
grado di fronteggiarli attraverso strategie adeguate, destabilizza e spaventa; tra
le neomamme è molto diffusa la convinzione di non essere state preparate in
modo adeguato al parto come evento in sé, alla sua violenza e al dolore che
comporta e ai suoi ritmi imprevedibili. Ed è proprio il dolore del travaglio
che crea paura e angoscia, in quanto doverlo affrontare e sopportare per molto
tempo mette alla prova la propria forza individuale, portando la donna ai suoi
limiti estremi. Da un punto di vista psicologico il dolore del parto è visto
come un elemento di trasformazione personale e di separazione dal bambino come
parte di sé; abbandonarsi al dolore rappresenta il superamento dei propri
limiti personali, attiva nuove risorse, potenzia la forza personale attraverso l’esperienza del limite. Dunque il
dolore è una componente sgradita del travaglio fisiologico, che può portare
potenziamento e autoaffermazione o destabilizzazione e vissuti depressivi.
La linea che separa il mondo ideale da quello reale
può essere, per la nascita così come per tanti altri momenti della vita, più o
meno marcata a seconda delle persone e delle esperienze del momento; ciò che è
importante è il fatto di non considerare questo confronto come un dato certo e
permanente o come una sentenza che condizionerà da quel momento in avanti la
vostra vita, ma come un’occasione di riflessione su come vi ponete di fronte ai
cambiamenti della vita e quanto desiderate o pretendete da voi stessi (due prospettive
molto diverse tra loro!).

Nessun commento:
Posta un commento