martedì 11 novembre 2014

Frustrazione: NO GRAZIE!

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Negli ultimi tempi tante persone si sentono frustrate e insoddisfatte della propria quotidianità: crisi economica, perdita dei valori sociali, rottura dei legami interpersonali sono le cause più indicate dagli individui stessi. Ma cosa si può fare quando un ostacolo (temporaneo o permanente) interferisce con la possibilità di soddisfare i propri bisogni?
Prima di tutto bisogna sottolineare il fatto che i sentimenti di frustrazione che nascono all’interno dell’ambiente familiare, sociale e lavorativo sono più comuni e intensi rispetto a quelli che sorgono in relazione a cause esterne (come ad esempio le caratteristiche geografiche dell’ambiente in cui vive) e questo accade perché l’ambiente familiare per primo, e quello lavorativo e sociale poi, impongono regole e divieti, a prescindere dall’età e dallo status, che sono fonte di disturbo; dunque, le persone si trovano a dover fare costantemente riferimento alle
proprie capacità di mediazione tra ciò che veramente desiderano e i tempi e le modalità attraverso le quali soddisfare tali desideri. Dalla prima infanzia fino all’età senile la famiglia rende difficoltoso in più occasioni il soddisfacimento dei bisogni individuali a favore di un equilibrio e una stabilità di gruppo, così come sul posto di lavoro, a causa della diversa valorizzazione dei ruoli, delle difficoltà a ricoprire numerosi incarichi o avanzamenti di carriera, sentirsi frustrati risulta molto frequente.
La frustrazione è sempre associata a risposte emotive che possono essere più o meno spiacevoli e che ci spingono a mettere in atto comportamenti e azioni più o meno adeguate al raggiungimento dell’obiettivo. Dunque, è tra queste azioni adeguate che possiamo dare una risposta alla domanda che ci siamo posti inizialmente. Una prima scelta può essere quella di intensificare gli sforzi e l’impegno per ottenere ciò che si desidera: non demoralizzarsi e insistere con entusiasmo nel cercare un risultato positivo risulterà sicuramente utile nel raggiungimento dell’obiettivo finale; un’altra strategia vantaggiosa può essere il mettersi in discussione: riorganizzare le azioni e i mezzi usati fino a quel momento ci permette di capire di cosa abbiamo veramente bisogno per ottenere ciò che desideriamo. Ad esempio a un figlio che prende un’insufficienza in un compito in classe gli si può dire di studiare di più, ma, a volte, è necessario aiutarlo a trovare un metodo di studio alternativo a quello usato fino a quel momento; così come nei rapporti interpersonali è vero che bisogna parlare tanto e condividere ciò che si prova, ma bisogna trovare i canali comunicativi adeguati, affinché il dialogo diventi costruttivo.

Esiste anche una terza strada, quella della sostituzione dell’obiettivo: se con le precedenti risposte non si ottengono risultati soddisfacenti è il caso di decidere di modificare o sostituire l’obiettivo originario con uno più facile da raggiungere; in questo caso alcuni potrebbero affermare che si stanno accontentando ma comunque per il momento riusciranno ad allentare il loro stato di tensione e frustrazione e poi le occasioni della vita (se sapute cogliere) daranno modo di farci sentire felicemente appagati.

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