mercoledì 19 novembre 2014

Le emozioni e l’intelligenza emotiva.

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Si parla spesso di emozioni e della loro importanza all’interno delle relazioni interpersonali, in quanto, in molti casi, sono come una bussola per il nostro comportamento e le decisioni che scegliamo di attuare. Ma cosa sono di preciso le emozioni? Per emozione si intende una reazione che possiede un valore adattivo, che scaturisce da esperienze piacevoli o spiacevoli, che determina specifiche conseguenze a livello fisiologico, cognitivo, comportamentale e affettivo. Sicuramente, la maggior parte di noi sa quanto un’emozione intensa e inaspettata coinvolga e pervada tutto il nostro corpo:  a livello fisico sentiamo il battito cardiaco che accelera, il respiro che si fa corto e affannoso, l’aumento della sudorazione e la dilatazione delle pupille; a livello espressivo modifichiamo la
mimica facciale, la postura, il modo di gesticolare, mentre nella nostra testa siamo, quasi sempre, consapevoli di sentire se stiamo vivendo un’esperienza piacevole o no. È vero anche come , a volte, non sia semplice capire chiaramente se siamo felici o infelici, contenti o spaventati: sottovalutare o sopravalutare alcune situazioni che ci troviamo a vivere può innescare delle ambiguità o ambivalenze percettive, che possono farci sentire confusi.
 Inoltre le emozioni sono importanti in quanto assolvono a tre funzioni principali: permettono di comunicare all’esterno lo stato interno dell’organismo; ci informano in modo immediato sullo stato del nostro organismo in relazione a bisogni, desideri e aspettative; e ultimo, ma non meno importante, preparano l’organismo a fronteggiare le situazioni di emergenza.
È sulla base di questi costrutti teorici che agli inizi degli anni ’90 vengono esposte le prime teorie sull’intelligenza emotiva: proprio nel 1990 Salovey e Mayer pubblicano un famoso articolo in cui definiscono l’intelligenza emotiva come “l’abilità di controllare i sentimenti e le emozioni proprie e degli altri, di distinguerle tra di loro e di usare tali informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”. Successivamente, nel 1996, Goleman rielabora la definizione dei due Autori all’interno del suo famoso libro, intitolato appunto, “L’intelligenza emotiva”, in cui la descrive come quella capacità che riesce a motivarci e incoraggiarci a perseguire i nostri obiettivi e desideri, nonostante le frustrazioni che possiamo provare lungo il percorso, una capacità che ci aiuta a modulare gli stati d’animo in modo da poter continuare a pensare e ragionare in maniera lucida e strategica e a porsi con empatia verso le persone che ci stanno accanto. Dunque, Goleman afferma come l’intelligenza emotiva ci permetta di cogliere i diversi aspetti della nostra vita emozionale e, al contempo, comprendere gli altri e, di conseguenza,  rapportarsi a loro nella maniera più desiderata; un concetto che successivamente l’Autore applicherà all’interno di tutti i contesti sociali di cui l’individuo fa esperienza: la famiglia, il lavoro, la scuola, lo sport ecc..
Come si può notare, quella dell’intelligenza emotiva è una teoria molto interessante, che negli ultimi tempi ha riscosso molto successo e numerose applicazioni.


Per approfondimenti: “L’intelligenza emotiva” Daniel Goleman.

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