lunedì 17 novembre 2014

Bullismo nelle scuole

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Il bullismo all’interno delle strutture scolastiche è diventato negli ultimi tempi un problema molto serio, tanto che, data l’evidente crescita del fenomeno, anche i mass media e l’opinione pubblica ne parlano sempre di più. Come afferma lo studioso Olweus, uno studente è vittima di bullismo quando è bersaglio di azioni, ripetute più volte nel tempo, offensive e denigratorie da parte di uno o più compagni di scuola. Come si può facilmente intuire, il problema del bullismo dovrebbe essere affrontato (e risolto) da tutte quelle persone che si occupano dell’educazione giovanile: famiglia prima di tutto, ma anche la scuola, i centri ricreativi, gli esperti del settore (psicologi, pedagogisti, mediatori), le istituzioni politiche e l’intero contesto sociale.
Analizzando brevemente alcuni di questi settori, si può sottolineare come all’interno delle famiglie, per esempio, l’aspetto più importante da curare sia quello comunicativo e relazionale: la qualità del dialogo genitori-figli dovrebbe essere l’obiettivo sul quale impegnarsi, in quanto troppo spesso i ragazzi non si sentono al centro dell’attenzione dei genitori, non si sentono ascoltati e compresi e notano che il mondo degli adulti non si dimostra molto interessato a conoscere, con autentico interesse, ciò che loro fanno o cosa piacerebbe loro fare; a volte il divario generazionale può sembrare agli occhi dei ragazzi così profondo da essere vissuto come un muro insormontabile. Come se non bastasse, attualmente le famiglie italiane stanno combattendo una crisi economica che, non solo li porta a essere mentalmente assenti, ma genera sentimenti negativi, come collera, tristezza, paura, sentimenti che i ragazzi inevitabilmente colgono e fanno propri, sfogandoli, poi, attraverso comportamenti aggressivi e distruttivi. Dicendo questo non voglio trovare una giustificazione verso gesti che, in ogni caso, devono essere puniti e corretti, ma intendo sottolineare come l’educazione e la preoccupazione per lo sviluppo dei ragazzi non dovrebbe diminuire col crescere della loro età: anche se non sono più bambini piccoli, gli adolescenti hanno bisogno di attenzioni, cure e regole che gli dimostrino che mamma e papà per loro ci sono.
La scuola è il secondo luogo dove i ragazzi vivono e trascorrono molto tempo insieme, confrontandosi tra loro e con una gerarchia di adulti con i quali discutono e imparano a diventare adulti. Pertanto, anche in questo caso, la qualità della relazione e della comunicazione adulto-ragazzo risulta essere l’aspetto principale: un dialogo costruttivo in cui l’adulto non è solo un professore che interroga e valuta la preparazione dell’alunno, ma propone e veicola messaggi e valori attraverso le materie che insegna, e l’alunno non dovrebbe essere visto come soggetto passivo (accumulatore di informazioni), ma come persona che adatta alla sua esperienza ciò che apprende. Per raggiungere questo obiettivo sarebbe di grande aiuto una buona comunicazione scuola-famiglia (dato che entrambe sono costituite da adulti che si impegnano nella crescita dei minori), un dialogo propositivo, che veicoli fiducia e condivisione di valori e scelte educative, che trasmetta al bambino prima, e al ragazzo poi, coerenza di regole e valori, in quanto se si spezza l’alleanza scuola-famiglia queste regole e questi valori si perdono.
Infine, ma non meno importante, ci sarebbe bisogno di politiche sociali che promuovano centri culturali, ricreativi e dopo scuola, dove i ragazzi possano esprimere se stessi, i loro gusti, le loro aspirazioni e competenze.

Ovviamente l’argomento, essendo particolarmente complesso, richiede ulteriori approfondimenti che affronterò in futuro.

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