sabato 4 ottobre 2014

Nessuno è perfetto!

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Un antico detto popolare dice:"i parenti e gli amici sono come le scarpe: più sono stretti, più fanno male". Molte volte ci aspettiamo che le persone a noi vicine siano anche quelle più desiderose di ascoltarci e starci vicino, di partecipare alla nostra vita, affiancandoci con entusiasmo e positività nei momenti belli e brutti della quotidianità; condividiamo confidenze personali e private, ci rendiamo disponibili quando loro ci chiedono aiuto o compagnia, ma poi capita spesso di sentirci feriti e soli se loro non rispecchiano a pieno le nostre aspettative. Concordo e condivido questa sensazione, ritenendo che sia senza dubbio sgradevole investire tante emozioni e speranze verso i propri familiari e amici e poi non sentirsi appagati da queste relazioni .Ci si sente come vecchi scarponi, "usati" e messi in disparte alla prima occasione. Immagino che sia capitato a tante persone e gli esempi potrebbero essere tanti; quelli che personalmente mi colpiscono maggiormente sono gli allontanamenti di
parenti e amici in seguito a gravi problematiche come separazioni, difficoltà economiche, malattie. Non giudico nessuno, anche perché credo che all'origine di questi comportamenti ci siano spesso problemi di comunicazione e di chiarezza tra le persone coinvolte, paura di fare o di non fare, timore di essere invadenti, eccessiva immedesimazione che non ci permette di essere oggettivi. Ho notato che in rete sono state create tante immagini commentate su questo tema e ho notato che tantissime persone le condividono. Trovare una ricetta garantita che ci preservi da queste situazioni credo sia difficile, però possiamo mettere in atto delle strategie che ci possono essere di aiuto:
  • Prima di tutto limitiamo le aspettative: esse sono nostre congetture basate sia su ciò che noi (e solo noi) ci aspettiamo che quella persona faccia o non faccia, sia sull’immagine che noi ci siamo costruiti di quella persona (ma non è detto che quella persona sia realmente così).
  • Secondo, limitiamo le confidenze: riflettiamo bene su ciò che desideriamo raccontare su noi stessi. Attenzione, non si tratta di testare l’affidabilità dell’altro, ma di tenere strettamente personale ciò che riteniamo tale. Quante volte ci siamo pentiti di aver raccontato qualcosa di molto personale? Quante volte ci siamo sentiti “nudi” dopo esserci esposti troppo? Quante volte ci siamo sentiti incompresi perché dall’altra parte non c’è stato un feedback positivo? (consideriamo che ciò che per noi può essere molto privato e personale non per forza deve esserlo anche per il nostro interlocutore...ognuno ha la sua soglia di riservatezza!).
  • Terzo, evitiamo le simbiosi: avere una vasta rete di relazioni appaganti e soddisfacenti può essere un rimedio efficace per non sentirsi soli e abbandonati; questo non significa essere superficiali, ma concedersi un panorama diversificato di relazioni, che attenuano e frammentano le aspettative personali.
  • Quarto, aboliamo il dualismo “noi-loro”: nessuno è perfetto e comportamenti poco amorevoli ne commettiamo tutti in maniera più o meno consapevole. Credo che i familiari e gli amici non ci vogliano ferire intenzionalmente e che il loro (e nostro) atteggiamento sia riconducibile al senso di inadeguatezza e impotenza che spesso si presenta di fronte ai problemi altrui.
 Questi sono solo alcuni suggerimenti, in quanto l’argomento è molto vasto e ci vorrebbe più spazio per approfondirlo; ma nel mentre spero di esservi stata in qualche modo utile!

5 commenti:

  1. brava hai proprio ragione...

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  2. Concordo pienamente solo che non sempre è facile districarsi anche perché quando prendi coscienza della cosa spesso è troppo tardi

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  3. Concordo con te anche se non sempre è facile districarsi anche perché quando prendi coscienza della cosa spesso è troppo tardi

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  4. Cosa pensare ? Tutti noi spesso siamo parte e controparte soprattutto nel rapporto parentale . Hai ragione occorre rifletterci di più

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  5. Le scarpe anche strette sono sempre utili per andare avanti senza farci troppo male!

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