martedì 28 ottobre 2014

Così vicini eppure così lontani

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L’altro giorno mi è capitato di ascoltare la storia di un a giovane donna profondamente rattristata e delusa dal fatto che molte delle sue amiche l’avevano lasciata sola in uno dei momenti più brutti e difficili della sua vita (la perdita del suo secondo figlio). Questa ragazza non riusciva a darsi una risposta esaustiva e convincente sul motivo per il quale le sue amiche fossero sparite, non facendosi più sentire, e l’avessero lasciata completamente sola durante un periodo della sua vita così difficile e terribile da affrontare soprattutto perché non aveva più i genitori e da figlia unica non aveva parenti che potessero esserle di conforto e aiuto.
Questa storia mi ha colpito profondamente e mi ha ricordato le numerose volte in cui ascoltando racconti delle persone spesso sentiamo dire che sono state inspiegabilmente abbandonate da parenti e amici, proprio nei momenti in cui, invece, avremmo voluto e desiderato una parola di conforto o la semplice vicinanza di chi ci vuole bene.
Come spesso sottolineato, anche questo comportamento non conosce età o estrazione sociale, lo sentiamo dire da semplici conoscenti, colleghi, per arrivare ai VIP. Ma perché l’individuo “sparisce” di fronte
alle difficoltà della vita dei propri cari?
Gestire gli eventi negativi non è facile, soprattutto quando siamo colti di sorpresa avvertiamo un profondo senso di smarrimento, di perdita di equilibri e di controllo spesso conquistati con impegno e fatica perciò un amico o un familiare che è colpito da una malattia, un lutto, un licenziamento o altro, ci mette in discussione facendoci fermare a riflettere sul fatto che ciò che è successo a lui potrebbe succedere anche a noi; questo ci fa paura.  A tal proposito, già Aristotele, nella sua Poetica, affermava che si prova “pietà” per una persona che è colpita da sventura in modo immeritato, ma la pietà si trasforma in “terrore” se questa persona ha molti punti di somiglianza con noi. Il fatto che potrebbe succedere anche a noi, fa scattare nella nostra mente una serie di pensieri negativi, ipotesi, teorie, conseguenze che, a volte, cerchiamo di allontanare discostandoci da ciò che ha creato tutto questo. <<Non so cosa dire>>, <<Non so come posso aiutarti>>, <<Sinceramente ha già tanta gente intorno, sarei di troppo>>, sono considerazioni che facciamo, non sempre fondate su una conoscenza oggettiva dei fatti, ma come escamotage per liberarci da situazioni a noi sgradevoli.
Quando un nostro familiare o amico è colpito da disgrazia, cerchiamo di stargli vicino: non pensiamo a cosa sia giusto o sbagliato, dire o fare, non pensiamo di dover risolvere il suo problema, di dover eliminare la sua rabbia o la sua tristezza; stiamogli semplicemente vicino, chiediamo a lei o lui in che modo possiamo essere utili, accettando la possibilità che sia gradita o no la nostra presenza (che non vuol dire che non ci voglia più vedere) e, se le circostanze lo consentono, provate a condividere le vostre emozioni, dite come vi sentireste voi o come vi state sentendo, è probabile che questo possa essere di aiuto per entrambi.
Condividere periodi difficili della vita con chi per noi è importante può essere un esempio per imparare a risollevarsi dopo le cadute, imparare a ricominciare a vivere “nonostante tutto”; non per mezzo soluzioni pronte o raccomandazioni, ma attraverso la condivisione quotidiana del vivere insieme.


(Bibliografia: Aristotele, Poetica, p.58)

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